I Viventi percorrono l'arco della vita passando da un adattamento all'altro !!!
Ogni Vivente partecipa alla realtà materiale condivisa; comunica e interagisce con essa con lo scopo principale di sopravvivere; infatti, tutti i viventi, ognuno per la sua natura, prova a modificare la realtà materiale che però resiste ad ogni cambiamento come la sua natura permette. La Vita tende a coinvolgere tutta la materia ordinandola secondo uno "schema" proprio per ogni vivente, intorno al genoma. La Vita è la "causa trascendente/immanente e misteriosa", propulsiva/attrattiva che spinge/attrae verso il cambiamento e il rinnovo spontaneo o circostanziale e tendente a coinvolgere sempre più materia al fine di sostenersi. La Morte è il contrario: sempre più materia tende alla stasi divenendo un insieme di "materiale" non più interconnesso, ad uso di altri viventi. Gli organismi sono in continuo cambiamento adattivo consumando e rinnovando letteralmente la materia del corpo trasformandola in energia chimica, elettrica e di forma.
La vita si sostiene grazie ai "quatto elementi" Acqua, Aria, Terra, Fuoco, che i nostri progenitori avevano già individuato millenni or sono; essi sono continuamente rimescolati da flussi chimici, fisici, elettrici e governati dalla misteriosa e pervasiva forza di gravità che promuove e sostiene flussi caotici universali . Questi ultimi trasportano la materia che si fa attrarre dagli innumerevoli attrattori genomici, promuovendo misterisamente la formazione della Vita. Tutti i viventi, inoltre, tendono spontaneamente all'omeostasi. Noi umani, tra tutti gli animali, siamo i più esigenti e delicati; infatti, siamo costretti, come tutte la altre specie, a molteplici cambiamenti (siamo intrisecamente "irrequeti") e conseguentemente, a impreviedibili cambiamenti che ci rendono inclini a molte malattie. Ci sosteniamo attingendo sia dal mondo inorganico che dall' organico.
Malattia e morte sono eventi che si realizzano quando i tentativi di adattamento nei confronti dell'abiente superano le potenzialità "scritte" nel genoma o per uso incongruo della Natura, e l'età condiziona fortemente la "plasticità adattativa".
Un soggetto vivo, omeostaticamente in equilibrio, esprime la propria vitalità realizzando cambiamenti della realtà materiale, sia del suo stesso corpo che della realtà inanimata esterna al corpo. In altri termini la Vita si esprime con il cambiamento.
La materia inanimata, è "vittima" della vita.
Un segnale soggettivo di VITALITà è la variazione dell'aspetto superficiale per dimensioni, forma, volume, consistenza, colore ...; questo evento può esprimere la propria intenzionalità o rispondere a stimoli ricevuti e può stimolare, a sua volta, un altro vivente o la materia inanimata attraverso canali e "modi" differenti. L'insorgere di sentimenti quali paura, aggressività, accoglienza, rifiuto, apparente indifferenza possono essere stimoli per altri viventi. Devo precisare, inoltre, che la comunicazione trasferisce esclusivamente stimoli, Uno stimolo è "trascendenza" della materia vivente; un qualunque significato è contenuto già nel ricevente ed è soltanto "evocato" dallo stimolo.
Il gioco della vita è regolato dalle leggi scritte da Dio nella materia inanimata. L'Uomo tenta di interpretarle (nei mille modi suggerite dalle Scienze) ma troppo spesso modifica la materia impulsivamente perché confuso dal suo stesso libero arbitrio per scrivere la sua interpretazione. La materia, manipolata dall'Uomo, racconta e comunica, attraverso la sua immanenza il Volontà dell'autore ai suoi simili che possono evolverla attraverso un ciclo analogo.
Tutti gli altri viventi sogiacciono alle leggi divine che si esprimono attraverso gli istinti.
La "danza" della conoscenza è aperta dalle EMOZIONI !
La Vita produce cambiamenti. Il cambiamento produce bisogno di nuovo "equilibrio"; quest'ultimo necessita di conoscenza. Insomma, la Vita esige conoscenza! La conoscenza, dunque è finalizzata al mantenimento della Vita; più si conosce e più è facile vivere! Ma allora, perché si dice beata ignoranza?
Bene, caro lettore, dipende tutto da un'altra "variabile": la volontà!
Non riesco a suggerire quale possa essere la fonte originaria della volontà. Credo, comunque, che, con l'intelletto, formi l'asse cardinale intorno al quale, si muove e ruota il mistero più profondo dell'Uomo: la Coscienza. Comunemente, per definire, infatti, una "mente" la si giudica in base alle due "capacita": "intendere" e "volere". Con questo binomio si aprono le porte del riconoscimento, per legge, dell'individuo "responsabile". La responsabilità d'intendere e volere, fa entrare l'individuo nella comunità sociale e Umana. La volontà, credo, è il "quid" divino che concretamente, stimola al movimento efficace il nostro corpo che traduce il pensiero in modificazione della realtà materiale rendendo evidente e comprensibile ad altra mente il contenuto mentale dell'individuo agente che, attraverso il "fatto" comunica il pensiero da lui elaborato. Mi spiego: Michelangelo ha concretizzato la sua idea di pietà rendendola immanente nella materia marmorea; quest'ultima, resistendo al tempo e agli elementi naturali, ha superato i secoli e quando noi, uomini odierni, vivi e coscienti, osserviamo la "Pietà", le sensazioni visive, stimolano i nostri contenuti mentali a trovare nuove combinazioni che con il tempo e le successive manipolazioni che noi facciamo spesso senza consapevolezza, anche durante il sonno, aggregano "particelle d'anima" al punto che un'idea nuova, con il contributo della selezione di sensazioni contingenti che rafforzano o scartano gli effetti sensoriali attuali, tendono più o meno consapevolmente a consolidare il nucleo formatosi fino a quando, dall'interno della meta-realtà, l'idea stimolata dalla visione della Pietà, favorisce l'espressione di un'emozione per noi nuova e mai vissuta in precedenza che condiziona le nostre espressioni verbali nella descrizione ad esempio di una scene che al momento abbiamo dinanzi. In conclusione, l'idea di Michelangelo, tradotta in pietra e da essa veicolata, approda alla nostra vista e che dunque modifica i nostri contenuti mentali che quindi, in occasione di uno stesso stimolo, dopo la vista della pietà può originate tutt'altra risposta. Dunque, l'uomo Michelangelo, dal suo tempo, grazie alla sua arte, ci ha aiutato a scegliere un'espressione verbale che a sua volta può condizionare altre vite.
"Volli, sempre volli, fortissimamente volli." (V.Alfieri)
La Volontà, un altro aspetto fondante della Mente. Il Nostro, poeta e letterato, ci ha donato questa espressione che lo ha catatterizzato e reso noto a tutti; or dunque, quali sono gli altri "pilastri" su cui poggia la struttura mentale? Invito l'internauta che legge ad aiutarmi! Io provo a indicare gli alcuni: la memoria, l'ansia, la paura ... della Morte.
A ben riflettere, il "modello" da usare come simulacro mentale possiamo usare un "castello". Mi sembra più aderente per avvicinarci il più possibile ad un'immagine reale condivisibile, poter tutti immaginare la mente come un castello. Un "luogo mentale condiviso" deve essere di chiara manutenzione! Si, credo che un castello ... Sono sempre, però, pronto a valutare altro, chiedo agli amici lettori e internauti di scrivermi per suggerirmi alternative!
Il castello è una struttura muraria complessa che al contrario di un "palazzo" si sviluppa armonicamente in orizzontale come in verticale. La struttura è un' utilissima "metafora" della mente perchè il castello è formato da "ambienti" che la coscienza impara a gestire aggiornandoli separatamente ma che tiene collegati coerentemente, appunto come nel castello e, similmente ad esso, la Mente è circondata da mura utilissime ma spesso sconosciute alla stessa coscienza: sono "inconsapevoli" o "inconsce". Nascoste nelle "segrete" del castello metaforico. Come ogni castello, ogni vivente è in qualche modo dipendente dall'ambiente con il quale interagisce esprimendosi e ricavando da esso non solo il necessario sostentamento ma anche gli stimoli propri dell'ambiente. La conseguenza di questa realtà, dinamica, è il bisogno di un continua comunicazione adattiva del vivente.
Considerando, quanto sopra, una realtà comune a tutti i viventi, e introducendo il solo elemento della diversità genetica, si opera il "popolamento" di tutta la meta-realtà del mondo dei viventi!
Le Metafore, parole-chiavi che aprono le porte della "meta - realtà" !
Il termine "metafora" è patrimonio condiviso da tutti i dizionari. "Meta-realtà", è originale! Nelle mie intenzioni il neologismo è utile a evitare un frainteso di fondamentale importanza: quello in cui tutti incorrono quando descrivono una realtà, generica, condivisa, o condivisibile, con lo scopo di commentarla o criticarla emotivamente o razionalmente.
E' giusto, normalmente umano, che ognuno, della realtà percepita, quella interiorizzata sia libero di manipolarla come meglio crede al momento e considerarla in un modo piuttosto che in un altro e un attimo dopo invertirne il parere o … buttarlo alle ortiche! Insomma, rivendico per la meta-realtà la
libertà assoluta e inalienabile nel cui ambito, l'unico proprietario onorevole e responsabile è colui che, altrimenti, è riconosciuto d'intendere e volere al quale è dovuto il rispetto massimo considerando che solo Dio è il giudice cui rimettere TUTTO!
Accedere alla meta-realtà (con la trance) permette comunicare con l'inconscio !
Entrare in trance, con l'ipnosi, significa poter comunicate con il limbo delle proprie conoscenze che si affastellano ogni giorno e lo fanno superando la soglia della percezione consapevole. Ho evidenziato il termine perché è una dinamica a senso unico, solo in accrescimento! Con la trance, rendiamo coerente con quanto precedentemente ordinato nel castello della meta-realtà quanto di nuovo acquisito. In altri termini, l'"affastellato" trova l'ordine coerente, quello voluto dal "castellano". La trance, naturalmente e per chi non è allenato, dura quei pochi minuti che scorrono quando ci si prepara al riposo e precede il sonno profondo. Altri minuti di trance naturale si verifica al risveglio; in quest'ultimo caso, la consapevolezza è possibile (sono quei minuti di dormiveglia che spesso usiamo per organizzare la giornata attiva o che usiamo per auto-analizzare le nostre "voglie" o "disaggi". Questa fase spesso condiziona emotivamente e razionalmente tutta la giornata. Chi, invece, ha allenato la mente, può ordinare, quanto grezzamente affastellato e porlo, ben in ordine in: torri, stanza, cantine, soffitte, spazi protetti, aie, terrazzi, bastioni, garitte, eccetera, del proprio castello isolato da mura e contrafforti merlati, fossati e ponte levatoio che ognuno é degno dominus di abbassare il ponte a chi bussa all'uso! Nessuno può e deve insidiare il castello altrui, anche Dio può rimanere in attesa fuori la porta! Lui stesso ci ha detto che possiamo farlo ma che dobbiamo essere pronti a sopportarne le conseguenze; queste sono estreme ma incomprensibili né immaginabili nel nostro stato attuale di "materia vivente consapevole".
La trance ci confonde unendoci con il mondo trascendente, perdiamo l'identità mentale, non il controllo del nostro corpo! Questo è il motivo per cui è azzardato e incauto, somministrare la trance agli psicotici. L'individuo coerente in corso di trance può manifestare sintomi neuro vegetativi: pelle calda o fredda, analgesia, sbadigliare, piangere, ridere, ma rimanere sempre nell'ambito della coerente plausibilità. Il volto di chi vive una trance è disteso a volte corrucciato. Queste le mie esperienze dirette. Ritornare alla propria Itaca mentale significa mettere ordine nella propria reggia, ammazzare i fantasmi che assediano, i Proci.
Portare a conoscenza quest' aspetto delle nostre possibilità vuole essere la "missione" di Itacamente!
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L'intrigante
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